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Badia Camaldolese a Volterra (PI)

Un antico complesso monastico camaldolese in provincia di Pisa

Sorto intorno al 1030, il complesso camaldolese è stato ampliato ed abbellito tra il XVI e il XVII secolo. Abbandonato alla metà dell’Ottocento, oggi è stato in parte recuperato.

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Badia dei SS. Salvatore, Giusto e Clemente a Volterra (PI)

Un antico complesso monastico camaldolese in provincia di Pisa

La Badia dei SS. Salvatore, Giusto e Clemente si affaccia sulle voraginose balze della città di Volterra, in provincia di Pisa. Fondato intorno al 1030 come monastero benedettino, in seguito è passato sotto la gestione dei monaci camaldolesi. Ampliato ed arricchito tra il XVI e il XVII secolo da illustri architetti e pittori, è stato abbandonato dopo il terremoto del 1846. Nel 1866 l’immobile è stato in parte e inglobato nel demanio dello Stato ed in parte alienato a privati. Oggetto di parziale recupero, è ancora oggi in stato di degrado.

Storia

La Badia camaldolese sorge all'esterno della cinta muraria della città di Volterra sopra un promontorio segnato dall'avanzata dei precipizi rocciosi delle 'balze'.

La storia della Badia è strettamente legata alla sua peculiare collocazione topografica e alle vicende del più antico edificio religioso di San Giusto al Botro.

La tradizione narra che nella seconda metà del VI secolo furono erette due cappelle nei luoghi in cui giacevano le sepolture dei santi eremiti Giusto e Clemente. Devastate durante le invasioni dei longobardi, esse vennero ristrutturate e ampliate alla fine del VII secolo da Alchis, gastaldione della città di Volterra.

Tra il 1030 e il 1034 il vescovo Gunfredo da Novara per rinnovare il culto dei due santi ripristinò le due chiese, unificandole in un complesso architettonico noto come 'San Giusto al Botro'. Nello stesso tempo fondò nelle sue vicinanze, ma in una zona più rialzata del Monte Nibbio, la Badia dedicata a San Salvatore e posta sotto la regola benedettina. Al nuovo complesso monastico furono attribuite tutte le sostanze di San Giusto al Botro, e molti privilegi, confermati ed estesi dai successivi vescovi volterrani.

L'impianto architettonico della chiesa era costituito da un'aula orientata ad est, suddivisa in tre navate da due file di colonne di pietra e terminante in un abside aperto da piccole monofore, decorato con conci bicromi.

Intorno al 1113 i benedettini del monastero di Badia aderirono alla regola di S.Romualdo e presero l'abito bianco dei camaldolesi. Ai monaci camaldolesi fu consegnata la cura di entrambe le chiese, ossia quella di San Salvatore e quella di San Giusto al Botro. Entrambi gli edifici furono ampliati ed arricchiti nei secoli successivi per merito degli abati della Badia.

Intorno al 1340 l'abate Fazio da Ravenna fece dipingere la chiesa di San Giusto al Botro da alcuni pittori di scuola giottesca che realizzarono affreschi anche per la chiesa della Badia.

A partire dal 1485, per la rinuncia al governo della Badia da parte dell'abate Giusto di Gherardo Buonvicini, il complesso fu dato in commenda al cardinale Giovanni de' Medici, futuro papa Leone X.

Fu così inaugurata la stagione degli abati commendatari che vide in Mario Maffei (nominato abate nel 1516) e nel suo successore Giovan Battista Riccobaldi del Bava, i promotori del rinnovo edilizio del complesso. Tra il 1526 e il 1551 essi restaurarono il chiostro dei monaci, interrompendo i lavori negli anni 1530-1532 a seguito dell'assedio portato dalle truppe fiorentine alla città di Volterra e del conseguente abbandono dei monaci della Badia. Al ritorno dei camaldolesi fu aperta una cava di pietrami finalizzata al ripristino degli edifici danneggiati: sotto la direzione del Bava iniziarono così nuovi lavori di restauro della chiesa. Nel 1562 il Bava rinunciò alla carica di abate commendatario della Badia a favore dell'ordine camaldolese, mantenendone tuttavia l'amministrazione fino alla sua morte (1571).

La visita apostolica del vescovo Giovan Battista Castelli nel 1576 provocò un radicale cambiamento all'interno dell'edificio, che fu ripristinato secondo i nuovi dettami controriformati: furono imbiancate le pareti della chiesa e scialbati gli affreschi medievali, compiuti lavori al chiostro, ai dormitori e al refettorio. Quest'ultimo fu rinnovato tra il 1576 e il 1588 dai maestri Bartolomeo Sandrini da Fiesole e Cosimo da Volterra e dotato di una serie di affreschi raffiguranti scene della vita dei santi Giusto e Clemente realizzati dal pittore fiorentino Donato Mascagni nel 1597.

Il crollo, prima parziale (1614 e 1627) e in seguito totale (1648), della chiesa di San Giusto al Botro, rovinata nella voragine delle balze, comportò il trasferimento di molti materiali costruttivi e decorativi da quella diruta chiesa alla chiesa della Badia, dedicata al Salvatore, dove furono impiegati per la decorazione della facciata e degli altari. Nel 1621 la fabbrica venne ampliata dalla parte di tramontana e le stanze del piano terra del 'Quartiere dell'Abate' furono voltate.

A partire dalla seconda metà del XVIII secolo la chiesa e il monastero furono sottoposti ad un riordino generale. Venne riedificata la scala di accesso ai dormitori del monastero, furono intonacate le stanze, collocati nuovi infissi, fu costruito il granaio sopra la navata destra della chiesa, furono restaurati gli altari della chiesa e dotati di nuove basi, piedistalli e stucchi, furono marmorizzate le colonne.

Nel 1767 un forte terremoto causò consistenti danni alle strutture della chiesa per la quale furono avviati lavori di rifacimento della facciata, del coro, della tribuna, della volta e del tetto della navata maggiore.

Nel 1808 la badia fu soppressa dal governo napoleonico, ma già nel 1816 i monaci ripresero possesso della struttura e la restaurarono. Le sue condizioni statiche facevano presagire i futuri e negativi sviluppi. Nel 1818 crollava una porzione di tetto del dormitorio e la perizia redatta dall'architetto Gaetano Baccani mostrava come il monastero si trovasse in una condizione di estesa rovina con volte aperte da grandi crepe e mura scollegate. L'intervento di restauro comportò l'edificazione di tre contrafforti esterni alla chiesa. Nel 1846 un nuovo terremoto provocò molti danni al complesso provocando crettature, cadute di volte e travicelli.

All'indomani dell'Unità d'Italia il timore di nuove scosse sismiche e l'instabilità della struttura spinse i monaci ad abbandonare la Badia per trasferirsi nel convento di S. Francesco.

Con il decreto di soppressione postunitario (1866) la Badia passò in proprietà al Demanio dello Stato che in parte la vendette e in parte la affittò a privati.

Nel 1880 le decorazioni architettoniche che si trovavano ancora all'interno e sulle pareti esterne della chiesa furono trasferite al Museo Guarnacci e l'immobile fu sottoposto negli anni seguenti a diverse perizie valutative. La risoluzione adottata dal Ministero della Pubblica Istruzione, a cui il Demanio aveva ceduto parte del complesso, fu quella di consolidare l'edificio per garantirne la sopravvivenza ma di mantenerlo allo stato di rudere.

Nel 1895 crollarono i tetti delle navate della chiesa, posta sotto la continua aggressione degli agenti atmosferici. Il Comune di Volterra prese in carico la struttura assumendosi l'onere della sua manutenzione fino al 1907 quando la riconsegnò all'amministrazione demaniale che decise di venderla.

Nella seconda metà del XX secolo una parte della Badia (46,88%) fu acquistata dalla Cassa di Risparmio di Volterra SpA, che recentemente ha messo  in  sicurezza l'intero complesso e ne ha finanziato parziali restauri. La restante parte della Badia è proprietà del Demanio e per suo conto è gestita dalla Soprintendenza BAPSAE di Pisa e Livorno.

Collocazione

Badia Camaldolese

via Pisana - 56048 Volterra (PI)

Coordinate GPS: 43.415815,10.850608

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Fonti

In questa sezione sono elencate le fonti archivistiche relative all'immobile in oggetto, raccolte durante il progetto; le risorse sono consultabili gratuitamente nella sezione "Banca dati" dopo aver effettuato la registrazione.

  • Badia dei SS. Salvatore, Giusto e Clemente a Volterra (PI)

    • Breve discorso su Volterra
    • Descrizione della Badia di Volterra
    • Dimostrazione dei capitali occorrenti per acquistare S. Francesco
    • Elezione del conservatore apostolico del monastero
    • Lettera (minuta) di Cesare Spighi al Ministero della Pubblica Istruzione
    • Lettera di Baldassarre Franceschini a Francesco Maffei
    • Lettera di Giuseppe Bessi al Sindaco di Volterra in riferimento agli affreschi della Badia
    • Lettera di Mario Maffei a Paolo Riccobaldi Del Bava
    • Lettera di Mario Maffei a Paolo Riccobaldi del Bava
    • Lettera di Mario Maffei a Paolo Riccobaldi del Bava
    • Lettera di Mario Maffei a Paolo Riccobaldi del Bava
    • Lettera di Mario Maffei a Paolo Riccobaldi del Bava
    • Lettera di don Viazzoli al procuratore generale in Roma
    • Perizia
    • Processo verbale della soppressa Badia di Volterra
    • Relazione del medico Jacopo Pagnini sulle iscrizioni antiche della Badia di Volterra
    • Ricordo
    • Ricordo dei denari necessari alla badia di Volterra
    • Ricordo del debito di 200 scudi della Badia di Volterra
    • Ricordo del prestito per la Badia di Volterra
    • Ricordo della cappella Minucci in S.Maria degli Angeli a Firenze
    • Ricordo della costruzione della Cappella Minucci in S. Maria degli Angeli a Firenze
    • Ricordo di un debito di Bernardo Buontalenti col monastero
    • Ricordo di un debito fatto per restaurare la Badia di Volterra
    • Rinuncia del Comune di Volterra alla conservazione degli affreschi della Badia
    • Riproduzione degli affreschi del refettorio della Badia
    • Risposta dell'abate generale dell'Ordine a Gherardini
    • Saggi di scavo alla Badia di Volterra e stacco dell'affresco del Franceschini
    • Scavi archeologici
    • Stato attivo e passivo della Badia Camaldolese di Volterra
    • Supplica del vescovo di Volterra al commissario imperiale per il rilascio di due busti d'argento dell'ex Badia
    • Visita alla Badia di Volterra
    • Visita alla Badia di Volterra nel 1767
    • Visita della Badia di Volterra nel 1785
  • Cronologia

    In questa sezione è visibile una cronologia sintetica delle fasi più significative di costruzione, trasformazione e restauro del complesso.

     

    • 568 i sepolcri degli eremiti Giusto e Clemente, situati nei pressi di Volterra, vengono trasformati in due piccole cappelle
    • 583 i longobardi distruggono le due cappelle
    • 690 il gastaldione Alchi fa erigere sul luogo dei due primitivi oratori due chiese dedicate a S. Giusto e a S. Clemente
    • 1030 o 1034 il vescovo Gunfredo da Novara restaura le due chiese fondendole in un unico complesso noto come S. Giusto al Botro. Vicino a San Giusto al Botro viene fondato un monastero benedettino e costruita una nuova chiesa
    • 1105-1113 il monastero passa in gestione all’ordine dei camaldolesi
    • 1139 l’abate Guido riscopre le ossa di S. Clemente
    • metà XIV secolo l’abate Fazio da Ravenna fa dipingere la chiesa vecchia di S. Giusto a pittori di scuola giottesca
    • 1485 l’abate Giusto di Gherardo Buonvicini rinuncia al governo della Badia a favore del cardinale Giovanni Medici, futuro papa Leone X. Inizia il periodo degli abati commendatari
    • 1491 si restaura la chiesa vecchia di S. Giusto
    • 1516 Mario Maffei è nominato abate commendatario della badia.
    • Prima meta XVI secolo (1526-1551) Mario Maffei e Giovan Battista Bava avviano una fase di ristrutturazione della badia
    • 1530-1532 il monastero viene abbandonato a seguito del sacco della città da parte di Francesco Ferrucci
    • 1535 si apre una cava di pietrami di proprietà della badia e si restaura la chiesa
    • 1562 Giovan Battista Riccobaldi del Bava a cui Mario Maffei aveva ceduto la commenda rinuncia alla carica a favore dell’ordine camaldolese, ne mantiene però l’amministrazione fino alla morte nel 1571
    • 1566 il monastero di S.Maria degli angeli di Firenze prende un prestito di 200 scudi per "accomodare la badia di Volterra"
    • 1576-1588 maestro Bartolomeo Sandrini da Fiesole e Cosimo da Volterra lavorano al nuovo refettorio
    • 1576 a seguito della visita apostolica si imbiancano le pareti della chiesa coprendone gli affreschi medievali
    • 1587 maestro Giovanni Tortoli da Fiesole lavora al chiostro della Badia.
    • 1596 il maestro scarpellino Giovanni Tortoli da Fiesole lavora al chiostro
    • 1599 si realizza la cisterna del chiostro
    • 1612 Giulio Parigi rileva la pianta delle balze e stende una perizia sullo situazione della chiesa vecchia di S.Giusto
    • 1614 le gradinate di accesso e la facciata della chiesa vecchia di S. Giusto rovinano nelle balze, si salvano reliquie e opere d’arte
    • 1621 proseguono i lavori di ampliamento della struttura, si coprono a volta diversi ambienti e si sviluppa la fabbrica verso l’orto dalla parte di tramontana
    • 1627 precipitano altre parti della chiesa vecchia di S. Giusto, la cura della chiesa viene trasferita in quella di S. Salvatore. Si decide di costruire una nuova chiesa dedicata a S. Giusto appena fuori dalla porta di S. Francesco
    • 1632 si riedificano gli altari della Natività di Maria e di S. Romualdo nella chiesa di S. Salvatore servendosi dei materiali della vecchia chiesa di S. Giusto
    • 1648 la chiesa vecchia di S. Giusto finisce di rovinare nelle balze
    • 1763 si ricostruisce il granaio sopra la navata destra della chiesa e si fabbrica la peschiera nell’orto dela badia dietro la sagrestia
    • 1764 si restaura la facciata della chiesa
    • 1767 un forte terremoto causa danni alle strutture della chiesa. Si costruiscono le scale di pietra di accesso al dormitorio e una chiesina all’interno del dormitorio stesso
    • 1768 si avviano lavori di rifacimento del coro, della tribuna, della volta e del tetto della navata maggiore della chiesa
    • 1807 si riduce il pollaio ad abitazione per i contadini
    • 1808 la badia viene soppressa dal governo napoleonico
    • 1816 la badia viene ufficialmente ripristinata
    • 1819 viene ricostruito il frantoio, crolla una grossa porzione di tetto e di volta del dormitorio. Si chiede una perizia all’architetto Gaetano Baccani. Il monastero e la chiesa sono in rovina, le volte aperte e le mura scollegate. Si aggiungono tre contrafforti esterni
    • 1827 si registrano i primi tentativi, falliti, di trasferire i monaci nel convento di S. Francesco all’interno delle mura cittadine
    • 1846 un forte terremoto causa danni alla chiesa e al convento, che vengono riparati
    • 1861 i monaci abbandonano la badia e si trasferiscono nel convento di S. Francesco
    • 1866 la badia viene soppressa dal governo italiano, viene in parte venduta e in parte affittata a privati
    • 1895 crollano i tetti delle navate della chiesa
    • 1936 alcune parti della badia sono pericolanti
    • XX secolo una parte della badia (46,88%) viene acquistata dalla Cassa di Risparmio di Volterra SpA. L’altra parte (53,12%) è rimasta proprietà demaniale e per suo conto è gestita dalla Soprintendenza BAPSAE di Pisa e Livorno.

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