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Jüdisches Museum, Berlino

riuso culturale

Nel 1989 il Senato di Berlino Ovest ha bandito un concorso per “l’ampliamento del Museo di Berlino con il Dipartimento Ebraico”. La giuria ha selezionato il progetto “Between the lines”, firmato dall’architetto statunitense di origini polacche Daniel Libeskind.

L’idea di aprire un museo ebraico a Berlino è stata lunga e controversa; alla fine la scelta di realizzare l’idea seguendo il progetto di Libeskind ha ripagato il coraggio anche in termini di presenze all’interno del museo, visitato in dieci anni da oltre sette milioni di persone provenienti da tutto il mondo.

L’edificio contemporaneo è stato aggiunto al vecchio edificio barocco, risalente al XVIII secolo e progettato dall’architetto Philip Gerlach. Danneggiato durante la Seconda Guerra Mondiale, l’edificio barocco fu ricostruito tra il 1963 e il 1969 dall’architetto Günter Hönow per ospitare il Museo della Storia di Berlino, ma risultò presto insufficiente per accogliere anche il Dipartimento ebraico.

Dopo lunghe e accese discussioni, nel 1997 il Senato della Repubblica Federale della Germania ha deciso di scorporare il Museo ebraico dal Museo della Storia di Berlino e di utilizzare il progetto di Libeskind per ospitare le sue collezioni.

Libeskind, esponente del decostruttivismo, ha trasformato l’edificio barocco in unico accesso al nuovo museo ebraico e ha collegato le due strutture in maniera sorprendente. All’esterno il nuovo edificio si accosta al vecchio usando forme che rompono ogni schema; vecchio e nuovo rimangono apparentemente unità autonome e contrastanti.  All’interno i due edifici sono invece collegati tra di loro attraverso una scala che introduce e conduce sotto le fondazioni dell'edificio barocco da cui partono tre corridoi e, idealmente, tre percorsi. Uno conduce alla torre dell’Olocausto, un altro porta al giardino dell’esilio e il terzo conduce alla scala della continuità, ossia all'esposizione permanente.

La pianta del nuovo edificio di Libeskind è composta da linee a zig-zag, nella cui intersezione sono stati lasciati dei vuoti (voids). Questi spazi, che servono in realtà da elemento di congiunzione tra l’edificio nuovo e quello vecchio, rappresentano suggestivi momenti di silenzio, di rumore, di riflessione.

Libeskind ha saputo reinventare un’istituzione storica, la Society for a Jewish Museum in Berlin, fondata nel 1970, e raccontare la storia ebraica ai visitatori in maniera sorprendente e mai uguale. Nel 2007 Libeskind ha realizzato un nuovo ampliamento del museo, chiudendo lo spazio interno del cortile ad U dell’edificio barocco e coprendolo con una copertura in vetro e acciaio sostenuta da pilastri autoportanti, ispirata alla forma degli alberi. Anche in questo caso Libeskind ha rispettato il principio di rendere l’aggiunta riconoscibile senza intaccare l’edificio originario del 1735 e ha usato un linguaggio non convenzionale. I pilastri rispondono a criteri di funzionalità strutturale e sicurezza e nascondo al loro interno i cavi elettrici.

 Libeskind ha inoltre realizzato la Jewish Museum Berlin Academy, aperta nel 2012, situata proprio di fronte all’edificio barocco, utilizzando ancora una volta forme e materiali sorprendenti.

Dal sitoweb dell'architetto si possono ottenere maggiori informazioni. Vedi http://daniel-libeskind.com/projects/jewish-museum-berlin

Luogo: Berlino, Germania

Denominazione: Jüdisches Museum

Usi passati: culturale (Collegio della Corte Reale di Giustizia, Museo della Storia di Berlino)

Uso presente: culturale (museo)

Committente: Stiftung Juedisches Museum in Berlin

Data progetto: 1989-2001; 2004-2007

Progettisti: Daniel Libeskind

Link: www.jmberlin.de

Interesse rispetto al progetto ArTeSalVa: Il Jüdisches Museum rappresenta un caso esemplare di “addition”, ossia mostra come le strutture contemporanee, progettate da un architetto contemporaneo possano essere affiancate a quelle storiche dando ad esse nuove funzioni e identità. Non sempre gli edifici storici sono strutturati per adattarsi alle esigenze della società contemporanea e non sempre hanno spazi sufficienti per contenere tutte le funzioni necessarie. Questo caso mostra come sia possibile ottenere entrambi i risultati mantenendo intatta l'indentità storica dei luoghi.