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Le Murate, Firenze

riuso polifunzionale (residenziale, commerciale, culturale, sociale)

Fondato nel quindicesimo secolo, il monastero delle Murate è diventato un carcere a partire dal 1832 ed ha svolto quella funzione fino al 1985, quando fu costruita una nuova struttura a Sollicciano.

Il complesso delle Murate è quindi rimasto abbandonato per decenni divenendo una grande area degradata al limite del quartiere di Santa Croce.

Questa situazione ha suscitato numerose dibattiti e nel 1988 ha spinto il Comune di Firenze a bandire due concorsi internazionali.
Obiettivi: la rigenerazione del quartiere di S. Croce e il recupero dei complessi delle Murate, di Santa Verdiana e di Santa Teresa.
L'idea principale è stata quella di creare un'area polifunzionale in grado di recuperare le funzioni culturali, sociali e produttive tradizionali del quartiere.

Ai due concorsi hanno partecipato 155 gruppi di architetti, urbanisti e tecnici, ma nessun progetto è stato dichiarato vincitore.

Nel 1996 il Comune di Firenze ha ottenuto i finanziamenti per il recupero delle Murate grazie alla legge 560/1993 e nel 1997 ha incaricato l'architetto Renzo Piano di redigere il "Piano Unitario di Recupero Urbano" insieme al proprio team tecnico, guidato dagli architetti Mauro Pittalis e Roberto Melosi.
Da allora è stato avviato il progetto di recupero e riuso.

Luogo: Firenze, Italia

Denominazione: Le Murate

Usi passati: convento, carcere

Uso presente: complesso polifunzionale (residenziale, commerciale, culturale, sociale)

Committente: Comune di Firenze

Data progetto: 1999-in corso

Progettisti: Roberto Melosi, Mauro Pittalis

Consulenza: Renzo Piano

Link: www.lemurate.comune.fi.it

Bibliografia: Un'idea per le Murate: progetti ammessi alla prima fase del concorso internazionale bandito dal Comune di Firenze, Firenze: ex carcere di S. Verdiana, 24 settembre-30 ottobre 1988, mostra e catalogo a cura di S. Conti, Firenze, Electa, 1988.

Interesse rispetto al progetto ArTeSalVa: Il progetto delle Murate ha seguito un lungo iter attuativo. La partecipazione popolare, che si è fatta sentire fin dall'inizio, ha rallentato il processo di recupero e ha fatto sorgere lunghe discussioni in merito ai possibili usi del complesso. La soluzione di destinare il monastero a usi diversificati è stata scelta non soltanto in vista del recupero delle strutture, di diversa tipologia e importanza storica, ma anche e soprattutto per attivare dinamici processi di rigenerazione urbana: l'idea, idealmente vincente, sembra incontrare alcune difficoltà pratiche nell'attuazione e gestione.